Autenticità da trovare per superare le regole: un percorso tra tecnica, sperimentazione e libertà.
Quando le regole smettono di essere assolute
C’è stato un momento del mio percorso in cui ho iniziato a guardare diversamente tutto ciò che avevo imparato.
La formazione era stata fondamentale. Mi aveva dato metodo, disciplina, conoscenza dei materiali e delle tecniche. Mi aveva insegnato che dietro un’opera non c’è soltanto un’immagine, ma un insieme di scelte, gesti e competenze che devono essere conosciuti e governati.
Quelle regole erano quindi necessarie.
Ma, con il tempo, ho sentito che non potevano più rappresentare un limite invalicabile.
La domanda che iniziava a emergere era semplice, ma per me importante: che cosa succede quando una tecnica conosciuta viene messa alla prova, modificata, contaminata o persino contraddetta?
Non cercavo di rinnegare ciò che avevo imparato.
Cercavo di capire fino a dove potevo arrivare.
È così che la sperimentazione artistica ha iniziato ad assumere un ruolo sempre più importante nel mio lavoro.
Dalla tecnica alla ricerca di un linguaggio personale
Imparare una tecnica significa acquisire uno strumento.
Conoscerla davvero significa anche capire che cosa può permettere di fare e dove, invece, può essere necessario cercare una strada diversa.
Per me questo passaggio è stato particolarmente importante nell’ambito delle tecniche incisorie e della stampa.
Il monotipo, la monoprint, la materia, il colore, la pressione del torchio e la possibilità di intervenire sulla matrice sono diventati territori nei quali la previsione del risultato non è mai completamente separata dall'imprevisto.
Ed è proprio qui che la tecnica incontra la ricerca.
Ogni prova può modificare quella successiva. Un segno può diventare più evidente, una superficie può cambiare, una traccia può assumere un significato diverso da quello inizialmente immaginato.
La stampa non è più soltanto la conclusione di un procedimento.
Diventa un dialogo.
Un dialogo tra ciò che conosco e ciò che ancora non conosco.
Luna 2001
Sperimentare non significa perdere il controllo
Per molto tempo si potrebbe pensare che il rigore tecnico e la libertà siano concetti opposti.
La mia esperienza mi ha portato invece a considerarli complementari.
Per poter superare una regola è necessario conoscerla.
Per poter modificare un procedimento bisogna averne compreso la logica.
Per poter accettare l’imprevisto bisogna possedere abbastanza esperienza da riconoscerne il potenziale.
La ricerca artistica non nasce quindi dalla volontà di fare qualcosa di diverso a tutti i costi.
Nasce dalla necessità di fare domande.
È una differenza importante.
Sperimentare per stupire può produrre un risultato momentaneamente interessante. Sperimentare per conoscere può invece aprire un percorso.
Ed è questo secondo tipo di sperimentazione che mi interessa.
Il segno come possibilità, non come certezza
Nel mio percorso il segno ha assunto progressivamente un significato che va oltre la semplice traccia lasciata sulla superficie.
Un segno può suggerire una presenza.
Può evocare un ricordo.
Può interrompersi, sovrapporsi, diventare materia o trasformarsi in una nuova forma.
Per questo considero il segno artistico uno degli elementi attraverso cui posso continuare a interrogare il rapporto tra memoria, materia e percezione.
Non sempre parto da una risposta.
Spesso parto da una possibilità.
Questo atteggiamento mi permette di lasciare spazio a ciò che accade durante il lavoro, senza perdere la consapevolezza del percorso che sto costruendo.
È anche per questo che alcune tecniche apparentemente molto diverse possono entrare in dialogo tra loro.
L'incisione, il monotipo, la monostampa, il collage, la materia e il colore possono diventare linguaggi differenti all'interno di una stessa ricerca.
La tecnica non è il fine.
È uno degli strumenti attraverso i quali cercare.
Muffe di luna 2026
Superare le regole per trovare autenticità
Arriviamo così al punto centrale.
Che cosa significa, per me, autenticità nell’arte?
Non significa necessariamente riconoscibilità immediata.
Non significa neppure cercare continuamente qualcosa di mai visto.
L’autenticità nasce, prima di tutto, dalla coerenza tra ciò che si sente, ciò che si cerca e il modo in cui si decide di lavorare.
Per questo, a un certo punto del percorso, ho sentito il bisogno di superare alcune regole che avevo considerato fondamentali.
Non perché fossero sbagliate.
Al contrario: proprio perché erano state importanti, potevo permettermi di interrogarle.
È stato un passaggio quasi naturale.
Prima imparare.
Poi comprendere.
Infine mettere alla prova ciò che si è imparato.
In questo senso, andare oltre le regole non è una rottura con la tradizione.
Può essere un modo per comprenderla più profondamente.
Ogni sperimentazione apre una nuova domanda
Una delle cose che ho imparato attraverso la sperimentazione artistica è che una risposta non rappresenta necessariamente un punto di arrivo.
Spesso è l'inizio di una nuova domanda.
Una prova tecnica può suggerire una nuova possibilità.
Un errore può diventare un'indicazione.
Un risultato inatteso può spingermi verso una direzione che non avevo previsto.
Questo è uno degli aspetti che mi affascinano maggiormente del lavoro artistico.
Non sapere tutto in anticipo.
Non poter controllare completamente ogni passaggio.
Accettare che una parte del percorso rimanga aperta.
È una condizione che richiede umiltà, perché significa riconoscere che, anche dopo molti anni di esperienza, esiste sempre qualcosa che ancora non conosco.
Ed è forse proprio questa consapevolezza a mantenere viva la ricerca.
Dalla formazione alla libertà di sperimentare
Ripensando alla mia formazione, oggi non vedo quindi le regole come qualcosa da cancellare.
Le considero piuttosto una base dalla quale partire.
La conoscenza tecnica rimane indispensabile. Senza di essa, la sperimentazione rischia di diventare casualità.
Ma la tecnica, da sola, non è sufficiente.
A un certo punto deve lasciare spazio alla sensibilità, all'intuizione, alla curiosità.
Questo passaggio è stato presente in molte fasi del mio percorso e continua ancora oggi.
Anche quando lavoro con tecniche conosciute, cerco di non considerare mai il procedimento come qualcosa di definitivamente acquisito.
Ogni opera può diventare un'occasione per osservare diversamente un materiale, un segno, una superficie o una relazione tra forme e colori.
In questo senso, la ricerca non procede necessariamente in linea retta.
A volte torna indietro.
A volte cambia direzione.
A volte recupera qualcosa del passato per trasformarlo in una possibilità nuova.
Quando la tecnica diventa emozione
C’è però un aspetto che per me rimane ancora più importante.
La tecnica, la ricerca e la sperimentazione hanno valore quando riescono a generare un'esperienza.
Un'opera non dovrebbe fermarsi alla correttezza del procedimento.
Vorrei che il segno potesse comunicare qualcosa.
Che la materia potesse suggerire una sensazione.
Che il colore potesse creare una relazione.
Che chi osserva potesse trovare davanti all'opera qualcosa che lo riguarda, anche se in maniera completamente diversa da quella che avevo immaginato.
È qui che, per me, la arte contemporanea diventa realmente interessante: quando non offre soltanto una soluzione visiva, ma apre uno spazio di interpretazione.
La mia ricerca nasce anche da questo desiderio.
Non stabilire sempre che cosa debba vedere chi guarda, ma lasciare che l'opera possa continuare il proprio percorso attraverso gli occhi, la memoria e le emozioni di chi la incontra.
Fasi lunari 2024
Un percorso che continua
Oggi continuo a lavorare con la consapevolezza che ogni nuova opera possa insegnarmi qualcosa.
Non considero concluso il percorso iniziato con la formazione.
Al contrario, penso che quella formazione continui a vivere proprio nella possibilità di metterla continuamente alla prova.
Conoscere le regole mi ha dato gli strumenti.
Superarle, quando ne sento la necessità, mi permette di cercare.
E cercare significa accettare che non tutto sia già conosciuto.
Forse è questa la parte dell'arte che mi cattura maggiormente: la possibilità di rimanere in movimento.
L'arte mi assorbe e mi coinvolge proprio perché non smette di pormi domande.
E vorrei che questa passione, insieme alle infinite emozioni che la accompagnano, potesse arrivare anche a chi osserva un'opera.
Perché la bellezza, secondo me, vive davvero quando può essere condivisa.
Condividi il tuo pensiero
Superare le regole non significa dimenticare ciò che abbiamo imparato.
Significa, qualche volta, avere il coraggio di chiedersi se esista un'altra possibilità.
È attraverso questo continuo interrogarsi che la tecnica può trasformarsi in ricerca, la ricerca in linguaggio e il linguaggio in qualcosa di autentico.
Mi piacerebbe conoscere il tuo punto di vista.
Quanto conta, quando osservi un'opera d'arte contemporanea, conoscere il percorso e la ricerca che si trovano dietro il risultato?
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