Febbraio 2026 un percorso condiviso tra Milano, Olgiate Olona e Monza, la visione contemporanea, confronto e riflessione
Febbraio 2026 per me è un mese di passaggi, incontri e dialoghi. Un tempo concentrato in cui il segno diventa linguaggio condiviso e la materia si apre al confronto con altri sguardi, altri percorsi, altre sensibilità. Partecipare a tre mostre collettive in contesti diversi significa attraversare luoghi e temi che, pur distinti, parlano tra loro in modo naturale.
Il 4 febbraio a Milano, presso l’Atelier della Fotografia nella Stazione del Passante Ferroviario di Porta Venezia, si inaugura NEVE, una mostra che riunisce 83 artisti contemporanei. Un progetto promosso da Le Belle Arti APS in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, che utilizza la neve come metafora viva: fragile, mutevole, ma capace di trattenere memoria.
All’interno di questo percorso articolato in cinque cerchi tematici, il lavoro degli artisti si intreccia a una riflessione più ampia sull’impatto dei grandi eventi: sull’ambiente, sul tessuto urbano, sulla storia e sulle contraddizioni che ogni trasformazione porta con sé. La arte contemporanea qui non celebra, ma interroga, lasciando emergere tensioni e tracce che restano.
Dal 7 al 22 febbraio, a Monza, Sotto la superficie. Visioni incise riunisce cinque artisti nello Spazio ARTI<>STA. Qui l’incisione contemporanea è al centro come gesto, tempo e materia viva. Tecniche tradizionali come acquaforte, puntasecca e acquatinta si aprono a sperimentazioni che trasformano la lastra in superficie sensibile.
Nel monotipo e nel monoprint, la stampa unica diventa terreno fertile per l’ibridazione: geometrie, tracce territoriali, mappe interiori e stratificazioni che raccontano memoria, fragilità e trasformazione. La stampa non è riproduzione, ma atto unico, irripetibile, come un respiro inciso.
Dal 14 febbraio, a Olgiate Olona, la collettiva Contaminazioni allo Spazio Danseei apre un dialogo più intimo tra tre artiste. La contaminazione non è sovrapposizione, ma incontro: linguaggi che si sfiorano, differenze che restano riconoscibili e proprio per questo generano equilibrio. È uno spazio in cui il confronto diventa parte integrante del processo, una dimensione necessaria per far evolvere il segno e il pensiero.
Queste tre esperienze, così diverse eppure connesse, disegnano per me un percorso coerente: un attraversamento del segno come luogo di relazione. Esporre in contesti collettivi significa accettare il confronto, lasciare che il lavoro si misuri con lo spazio, con il pubblico e con altri sguardi. È lì che il segno continua a vivere, a mutare, a generare nuove domande.
Se questi temi risuonano anche in te, mi farà piacere leggerli insieme, tra una mostra e l’altra.
Ti invito a lasciare un commento o a contattarmi direttamente: il confronto è parte essenziale del mio lavoro.