L’arte non si ferma, perché non è mai separata dalla Vita

L’arte non si ferma quando cambia la vita: si trasforma. Perché l’arte autentica vive e non è mai separata dalla Vita

Esistono momenti in cui la vita sembra non lasciare spazio alla ricerca artistica. Eppure, per me, arte e vita sono un legame indissolubile, un tutt’uno. Quando il tempo della creazione solitaria viene a mancare, l’arte non sparisce: si trasforma, si sposta, trova nuove vie per respirare. L’arte non si ferma. Cambia pelle.

Nel 1986 ero docente di Educazione Artistica. Il mio tempo era assorbito dalla cura dei miei tre figli e dall’insegnamento. In quel periodo non potevo dedicarmi a una pratica individuale continuativa, ma l’arte non ha mai smesso di accompagnarmi. La mia visione artistica ha trovato una nuova direzione: la creatività è confluita naturalmente nella scuola, nel lavoro quotidiano con i ragazzi. L’urgenza creativa ha saputo abitare la scuola.

Tutto è iniziato da un romanzo, La mia Africa di Karen Blixen. Insieme agli studenti ho accolto una sfida: raccontare la storia attraverso le correnti dell’arte contemporanea. Da lì è nato un progettare corale intenso, un vero processo creativo condiviso che ha trasformato la classe in un laboratorio di visioni.

È stato proprio in quel contesto che ho compreso una verità fondamentale per il mio percorso artistico: i ragazzi erano diventati per me un alternativo “medium vivente”. Mettere a disposizione idee, competenze e ascolto per accompagnare il loro lavoro era profondamente gratificante. In classe prendeva forma un dialogo libero, dove l’“io” lasciava spazio a un “noi” consapevole, dando origine a un’autentica arte come relazione.

Ogni studente sceglieva una pagina del romanzo che lo aveva colpito e la reinterpretava attraverso il linguaggio dei maestri studiati: Impressionismo, Cubismo, Futurismo, Dadaismo. Io restavo in disparte, a dirigere il traffico di un disordine solo apparente, aiutandoli a dare forma al loro pensiero. In quel processo, il mio metodo creativo trovava finalmente respiro.

Il risultato finale, con la narrazione, la proiezione delle diapositive e il coinvolgimento dei genitori, è stato un vero approccio alla lettura dell’opera d’arte. Ma per me è stato soprattutto la conferma che l’arte è una materia viva, manipolabile, che si nutre di relazioni.

In quell’esperienza affondano le radici della mia arte relazionale. La mia ricerca attuale nasce da lì: dalla consapevolezza che l’opera d’arte non è solo il risultato finale, ma il processo collettivo che la genera.
Perché l’arte, se è vera, non è mai separata dalla Vita.