Arte e memoria: Straccio di donna racconta dignità, lavoro invisibile e trasformazione attraverso la materia
Straccio di donna
Il caso è sempre stato mio amico, e quella volta si era infilato in un sacco nero grande, di quelli della spazzatura.
Virginia Franceschi mi aveva regalato un sacco di stracci utili per la pulizia delle lastre durante l'attività di incisione dell'Associazione Montani. Giorno dopo giorno, li utilizzai. Un giorno però da questo sacco mi capitò tra le mani uno straccio bianco, ma mi accorsi subito che non era un semplice brandello di stoffa: era il resto di una camicetta, una manica e un quarto di busto.
L'osservai, e il mio primo pensiero andò a quanto fosse ricamato e prezioso. Una piccola e sapiente mano di donna doveva aver investito le sue giornate in quel lavoro. Ecco cosa restava: un piccolo pezzo di tessuto bianco che io stavo per utilizzare come straccio.
No, bisognava ridargli la sua dignità.
Pensai: ne farò una scultura in resina.
Mentre iniziavo il lavoro, quante riflessioni mi vennero alla mente! Avevo già un titolo: Straccio di donna. Pensavo a come spesso la donna lavori, e resti poco o nulla: proprio come quando passa una mattinata ai fornelli per cucinare prelibatezze e in una mezz'ora in tavola ecco che tutto sparisce.
Straccio di donna è una riflessione sul valore del lavoro femminile, spesso meticoloso e invisibile, che troppe volte rischia di essere dimenticato o degradato a rifiuto.
Attraverso la trasformazione di questo avanzo di tessuto in opera d’arte, una scultura in resina, cerco di restituire memoria e dignità a un oggetto intriso di storia personale.
Quest'opera d'arte vuole offrire spunti profondi per una riflessione sulla condizione sociale della donna, analizzando il passaggio tra il passato e il presente attraverso la metafora di un "pezzo di tessuto".
Lo "straccio" evoca l'uso, il consumo.
È l'emblema di un'identità frammentata, consumata dalle aspettative, calpestata dalle disparità o, nei casi più tragici, abusata e ridotta a scarto.
Eppure, in quel tessuto logorato dal tempo io vedo riflessa non solo la vulnerabilità femminile, ma anche la straordinaria e ostinata tenacia che le connota.
Anche colpita nella dignità e dimenticata nei suoi talenti, la donna continua a custodire una trama intatta, un “ricamo” interiore indomito.
Il mio gesto artistico vuole proprio fare questo: sottrarre quel ricamo all'ombra del sacco nero, salvarlo, illuminarlo ed elevarlo nella sua sacralità attraverso l'arte contemporanea.