Il Metodo Sara Montani 

Propedeutica all'incisione e alla stampa

di Patrizia Borgo (2014)

PREMESSA

Il Metodo ideato e utilizzato da Sara Montani si è strutturato nel corso degli anni, attraverso il percorso di ricerca personale del suo lavoro di artista e, soprattutto, attraverso la diretta esperienza con i bambini nei laboratori espressivi e di calcografia.
Proprio per questo è un metodo formativo ed educativo in continua evoluzione, che parte dalle conoscenze e dai vissuti personali, facendo leva sulla naturale curiosità dei bambini, si sviluppa  con la sperimentazione di strumenti e tecniche relativi al mondo dell’incisione e della stampa  e produce delle creazioni individuali e originali

PERCORSO DI LAVORO

Fin dall’inizio il bambino viene stimolato a sperimentarsi in varie aree cognitivo - esperienziali in modo da:

  • osservare attentamente la realtà, “ascoltando” con tutti i sensi ciò che lo circonda
  •  descrivere verbalmente
  • “ascoltare il sé” mettendo in moto creatività e fantasia per scegliere  cosa e come fare e dire
  • progettare e prevedere il proprio lavoro come  “presa” sulla realtà: si parte da un'idea che  permette di riflettere sul reale per giungere ad esprimersi sulla carta in modo personale
  • conoscere varie tecniche espressive, tutte strettamente correlate: frottage, incisione, stampa, senza escludere la parola
  • conoscere le regole fondamentali  per utilizzare adeguatamente carta, inchiostri, rulli, punte, tarlatana, supporti (cartone, metalli, forex, plexiglas)
  • inventare possibili varianti , partendo dalle regole di base
  • sperimentare  tecniche per qualificare la produzione
  • utilizzare materiali e strumenti già conosciuti - differenti per fasce d’età -  che conducono    a nuove modalità espressive
  • conoscere e utilizzare materiali e strumenti nuovi con modalità adeguate all’età
  • riconoscere nella casualità un valore da imparare a gestire
  • riconoscere l’errore come opportunità per rimediare e cercare nuove soluzioni
  • leggere criticamente le proprie opere 
  • verificare continuamente con il gruppo-classe, osservando, confrontando e commentando il lavoro
  • riflettere sulle infinite potenzialità espressive della materia e della persona: attraverso l’esperienza e  l’errore vengono evidenziate le potenzialità individuali e  la molteplicità dei linguaggi espressivi 
  • Imparare a gestire il tempo in modo funzionale all'attività
  • aumentare l’autostima, soprattutto nei bambini più deboli
  • favorire la socializzazione e l’instaurarsi di un clima positivo caratterizzato da disponibilità, partecipazione e collaborazione
  • conoscere e rispettare le norme di sicurezza
 

Il mio metodo: come e perché

Dopo lunga esperienza, ricerca, sperimentazione e riscontro, con chiarezza vedo finalità e contenuti che questo mio lavoro deve assumere per presentare quello che è un metodo formativo ed educativo che si avvale delle tecniche del frottage, della calcografia e della stampa.

E’ un procedimento di lavoro che si è strutturato negli anni, attraverso la diretta esperienza con i bambini e con l’approfondimento e la verifica nella ricerca personale del mio lavoro d’artista.

La conoscenza, la sperimentazione, l’invenzione creativa, la possibilità di relazionare fra loro scoperte, apprendimenti e competenze, lo definiscono un percorso di lavoro compiuto.

Questi di seguito sono contenuti, finalità e metodologia che lo connotano.

  1. Osservazione attenta e descrizione verbale della realtà
  2. Ascolto sensibile, con tutti i sensi, di ciò che ci circonda (quello che le cose e l’io suggeriscono. Per es.: Il vento che mi sfiora il viso…  Dà emozioni e consente di chiedersi come può avvenire la sua realizzazione tecnica?)
  3. Ascolto di sé. Scelta di cosa e come fare o dire
  4. Interdisciplinarietà: frottage, calcografia, stampa, parola sono strettamente correlati
  5. Lo stimolo alla produzione fornito dalle conoscenze e sperimentazione delle tecniche
  6. Materiali e strumenti già conosciuti - differenti per fasce d’età - assumono un nuovo utilizzo e forniscono nuove modalità espressive
  7. Materiali e strumenti nuovi. Terminologia e relativo utilizzo con modalità adeguate all’età
  8. Creatività, immaginazione, fantasia trovano spazi individuali, si mettono in moto
  9. Il fare, il fare progettuale e il pensiero sono strettamente messi in relazione
  10. Le regole fondamentali e la possibilità di varianti
  11. Progettare e prevedere il proprio lavoro come “presa” sulla realtà
  12. L’errore come opportunità. Rimediare, cercando nuove soluzioni
  13. Le infinite potenzialità espressive della materia e della persona
  14. La socialità, l’instaurarsi di un “clima” positivo, caratterizzato da disponibilità, partecipazione e collaborazione
  15. Autostima, con ricaduta evidente in ambito famigliare, palese soprattutto nei bambini scolasticamente più deboli
  16. Verifiche di gruppo continue, osservazione, confronto e commento al lavoro
  17. Lettura dell’opera d’arte: traguardo raggiungibile attraverso un approccio graduale ( l’osservazione e l’analisi del proprio e altrui lavoro)

Testimonianza di lavoro di Renata Galanti.

Stampe prodotte dai bambini della Scuola Cuoco Sassi che hanno partecipato al percorso interdisciplinare: “Racconti sotto torchio” anno scolastico 2011-2012 con Renata Galanti

 

Il caso diventa metodo

Ho sempre ritenuto essere fondamentale per il mio lavoro saper coniugare i trascorsi storici, le conoscenze culturali e tecniche con la continua scoperta di ciò che il rapporto con il nuovo e diverso può generare. L’intento mio più caparbio è stato lo sforzo di sostenere il valore della creatività, anche nell’ottica dell’insegnamento di Winnicott, quando afferma: … in ciascun campo culturale non è possibile essere originali eccetto che sulla base della tradizione. L’azione reciproca fra originalità e accettazione della tradizione quale base dell’inventiva, mi sembra essere un altro esempio, molto affascinante, dell’azione reciproca tra separazione e unione… Quindi, procedendo con la ricerca calcografica e in particolare nel lavoro il Fossile e le altre opere degli anni 1997/99, ho raggiunto la consapevolezza che l’incisione, quale testimonianza di una tecnica antica, dalle svariate opportunità inventive, fosse una via delle possibili traduzioni di questa continua azione reciproca tra tradizione e originalità. La regola della realizzazione della matrice e della stampa seriale diventa, attraverso la trasgressione/originalità, l’opportunità di conferire all’immagine/multiplo, ottenuta da una matrice stampata, una vita autonoma, ossia un singolo esemplare, un’immagine originale e irripetibile. Questa necessità dell’operare, che è scelta consapevole, assurge a ruolo di metodo e contemporaneamente lo bandisce. Con opere su carta e su tela intendo argomentare di come la gestione creativa delle regole dell’incisione offra spazio e libero intervento alla creatività, attraverso la manipolazione e trasgressione delle regole stesse. Senza escludere il valore del fare sperimentale che conduce ad un controllo consapevole del caso e dell’improvvisazione.

Durante il lavoro la mia attenzione non è volta solo al raggiungimento di un risultato, vale a dire dell’opera finita, ma viene catalizzata dal procedimento, dagli strumenti operativi e dai mezzi espressivi di per se stessi. Questo interesse trova nel monotype (monotipo) e nel monoprint (monostampa) la direzione più rispondente e congeniale al mio fare: sono una finestra all’immaginazione e alla ricerca espressiva, dove mezzi e supporti si possono diversificare con interscambi continui. Anche a causa della propria evoluzione storica, il monotipo e la monostampa mantengono un legame con la stampa d’arte originale soprattutto per l’uso comune di alcuni strumenti: colori, lastre, rulli, carte e torchi. Ed è questa l’unica connessione con le opere grafiche multiple: l’immagine viene trasferita sulla carta proprio tramite il torchio o con una pressione manuale. Lo statunitense Michael Mazur, pittore e incisore contemporaneo, a proposito del monotipo, così spiega come il manifestarsi di questa tecnica sia legata a particolari circostanze storiche: Il monotipo è un procedimento da pittore. Anche se nasce in uno studio di incisione, è comunque il prodotto dell’immaginazione e dell’irrequietezza del pittore. Strumento perfetto per l’improvvisazione, per manifestarsi il monotipo ha aspettato il momento in cui l’inchiostro viene asportato a mano dalla prima lastra incisa. L’unica spiegazione perchè ciò si verificasse è che gli artisti, pur avendo disegnato le loro incisioni sulla lastra, le hanno raramente stampate in prima persona.

Sono sicura che nel cestino dei rifiuti degli stampatori sono finite molte immagini uniche, fuga occasionale dal tedio della ripetizione. Se Rembrandt e Seghers non avessero spinto l’acquaforte al limite della stampa unica, improvvisare con il solo inchiostro non sarebbe stato possibile che molto più tardi. Tra le varie tecniche di stampa, mi incuriosiscono e stimolano monotipi e monostampe perché sono un insieme linguistico interessante: non sono né stampa né dipinto, ma una combinazione delle due, unita al concorso di elementi fortuiti. L’opera risulta quindi assolutamente senza uguali al pari di un acquerello, una pittura o una tecnica mista. La peculiarità del monotipo consiste nell’essere esemplare irripetibile: la matrice si perde nel medesimo momento in cui si realizza la stampa. Nelle monostampe invece la matrice non si perde, anzi, diviene il mezzo essenziale per originare stampe uniche con caratteristiche tecnico-linguistiche differenti, che esplicito giocando ogni volta con uno o più elementi del linguaggio visivo (segno, colore, forma o composizione). Inoltre vi sono anche gli effetti dell’inchiostrazione, ottenuti tramite modalità diverse, che apportano una continua elaborazione all’immagine originale e giocano un nuovo e specifico ruolo, che fa della stampa un’impressione singolare e unica. Tra fare, pensare e vedere si instaura uno stretto rapporto, il cui nucleo è una metodica di lavoro e un processo di elaborazione che vuole privilegiare la spontaneità creativa, benché sottomessa alle regole.

Nel tentativo di interrogare le superfici, di formulare piani di azione ipotizzando i risultati, di perseverare nella ricerca e mettere ordine nelle procedure di indagine e osservare quel che succede, procede il cammino dell’opera verso l’unicità. Con il metodo di non avere un metodo, ma certezze sui significati della sperimentazione, le immagini impresse dal torchio si ripetono, foglio dopo foglio, quasi ossessivamente, diversificandosi tuttavia l’una dall’altra, attraverso interventi diversi sulla matrice; si esalta così intenzionalmente la diversità, che le connota e le differenzia dalla stampa seriale. Questa diversità legittima il monotipo e la monostampa, quale unicum, opera che bandisce il pennello per privilegiare il torchio. Il torchio perché ha in sé quella speciale fascinazione che permette di considerare la magia del caso e dell’imprevisto. Il torchio, come gioco d’azzardo, che accetta la sfida e la rimanda, che modifica, nega o esalta l’intervento e costringe ogni volta a rimettersi in gioco. Il torchio che dà voce alla creatività e all’immaginazione in un intimo, continuo e ininterrotto colloquio… dal caso in poi.

Sara Montani, da Tracce e rimandi (Officina dei Carrubi, 2008)