“La poesia può dare voce a un sentire d’altri che rimane inespresso, o da scoprire, o da leggere in qualche verso perché diventi reale e dunque pensabile anche per chi non trovava un inchiostro mentale per annotarlo nella propria vita. Il testo poetico è un luogo aperto di riflessione dove ci si può specchiare, in un ritmo, in un significato, in un senso complessivo, in noi frammentato. Talvolta un insieme di suoni particolari che facendo vibrare, per risonanza, la nostra esperienza ci danno da pensare con la velocità e lo scroscio balenante d’un fulmine.
La poesia – resa in grafia o in gesti pittorici – è fatta delle stesse essenze con cui le persone si prendono cura del sentire e pensare e lo profumano d’ascolto profondo. Di vertiginoso senso.
Fondere inchiostri diversi a diverso ‘timbro di voce’ – scritturale e pittorica – è far dialogare fra loro gli sguardi emozionati dell’anima, allorché incontrano i segni del dire e del dirsi inventivo. Unirli in un’opera che si fa racconto infinito, narrato attraverso lo sguardo altrui. Tipi d’inchiostri, apparentemente dissimili, che legano invisibilmente l’umanità con il filo sottile del destino di bellezza a cui ciascuno è chiamato a realizzarsi o a lasciarsi interpretare dalla sensibile, creativa, lettura dell’altro”.     

                                                                                                                                                                           Loredano Matteo Lorenzetti, 2014

Libertà va cercando, 2001 

 « Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta. »                                                                                                                                                                                                                      (Dante, Purgatorio, canto I vv. 70-72)  

Libertà va cercando, ch'è sì cara è un verso di Dante (v.71), del I canto del Purgatorio nella Divina Commedia: sono le parole rivolte da Virgilio a Catone Uticense (custode dell'accesso al monte del Purgatorio) per presentargli Dante in quanto "cercatore di libertà".

Il taglio del cordone ombelicale, cruento distacco dalla madre alla nascita, in passato prevedeva l’utilizzo di una benda al fine di consentire la cicatrizzazione della ferita.

Il libro d’artista, Libertà va cercando, usa proprio la benda ombelicale come metafora della ricerca della libertà.

                                                                                                                                                                           

La cuffia del silen-io, 2002

Cera molle, su zinco cm 22x120. La mascherina è un presidio medico-chirurgico posto sulla bocca e utilizzato nel contatto con il paziente: preserva ambedue da eventuali rischi di contagio. Preserva, protegge …isola… La parola è a rischio! La mascherina è presentata come metafora della non comunicazione.

Il libro è l’oggetto che si apre alla comunicazione conferendo valore all’IO.

A Misura Mia, 2011

Tecnica mista su carta su carta ZerKall Butten da 600 grammi, 100% di cotone. Installazione/valigia composta da due fogli in unico esemplare, firmati e datati, realizzati a mano e torchio calcografico, cm 50×51 e 50×100.
Il cartamodello è il disegno o la sagoma/base usata per tagliare il tessuto al fine di confezionare un abito. Per la realizzazione del cartamodello è necessario prendere le misure della persona da vestire:l’abito dovrà stare bene non solo come taglia, ma mostrasi cucito appositamente, adatto alla personalità di chi l’indosserà.
Un bambino necessita di “capi” che lo facciano stare bene, con se stesso e con gli altri.
A Misura Mia dichiara la necessità di confezionare abiti su misura alla natura del bambino.
L’opera esprime la volontà di adoperarsi per accordare tra loro bisogni e sfaccettature della personalità del bambino,ma anche dell’adulto, orchestrando un concerto delle peculiarità che rendono unico ogni essere umano.

Graphie, 2012

Libro d’artista contenente quattro poesie di Loredano Matteo Lorenzetti, tratte da Versi ritrovati, edizioni Il Vicolo, Cesena 2013 e un’incisione di Sara Montani di cm.30×40, stampata in esemplare unico con due lastre in zinco, lavorate all’acquaforte, composte in modo diverso in ogni esemplare.Il libro misura cm.30×20 è stampato in 50 esemplari su carta Alcantara delle Cartiere di Sicilia di gr.160, con una sovracoperta in carta da Lucido Fedrigoni gr. 160.

"Le stampe originali dal titolo” Graphie" nascono da una coppia di lastre in zinco incise ad acquaforte, misurano ognuna centimetri 50x20 . Ciascuna lastra riporta segni/scritture che sono diversi fra loro.  Ho voluto conferire alla tradizionale tecnica dell'acquaforte un carattere di unicità accostando e stampando con modalità differenti le lastre, al fine di consentire una sorta di dialogo, una scrittura altra, differente, variabile e unica in ogni pagina/foglio. Dal punto di vista tecnico ogni esemplare ha avuto più passaggi a torchio calcografico. Infatti le matrici sono state inchiostrate sia calcograficamente, sia xilograficamente ed a secco, in qualche esemplare anche sul retro del foglio stesso.
Ho scelto il colore nero, inchiostrando a tarlatana, contrastato dal colore bianco, quale risultante della stampa a secco affiancato dal colore oro, steso invece sulla lastra per mezzo del rullo, con l'intento di conferire al lavoro preziosità e luce in un dialogo interminabile, necessario e possibile alla coppia (di lastre).

Due lastre differenti, diversità che incontrandosi sul foglio di carta, attraverso ripetuti passaggi tra i rulli pressori del torchio calcografico, sanno originare un esemplare unico. Metafora della vita.

Questo lavoro nasce nel gennaio 2012, in occasione del matrimonio di mio figlio Silvio. per realizzare una colonna contenente le stampe e luce a led, tuttavia concretizza un progetto molto più ampio: conferire il carattere di unicità, di non serialità, all'esemplare ottenuto a stampa con il torchio calcografico a mano lavorando con due lastre incise all'acquaforte".

                                                                                                                                                                                                           Sara Montani

E là sotto non fai nulla?, 2014

Libro d’artista in stampa fotografica in digital fin art su bobina di carta da incisione William Turner gr.310 con interventi a mano dell’autrice.
Il libro misura cm. 25×272, piegato in venti pagine .

Chiccolino dove stai?Sotto terra, non lo sai?E là sotto non fai nulla?Dormo dentro la mia culla.Dormi sempre, ma perché?Voglio crescer come te!E se tanto cresceraiChiccolino che farai?Una spiga metteròTanti chicchi ti darò
Le filastrocche vengono recitate a memoria dalle nonne ai nipotini o anche inventate per gioco. La tradizione orale è forse la forma poetica più semplice ed antica, radicata nella cultura dei popoli.
Oggi va perdendosi, con il rischio di smarrire un patrimonio culturale antico di secoli.
Alla filastrocca, un tempo, veniva affidata una funzione educativa, serviva ad accrescere le conoscenze dei piccoli e avvicinarli al mondo degli adulti.

L’opera E là sotto non fai nulla? presenta il libro quale sinonimo di sapere, cultura e nutrimento. Vede affiancate tradizione e tecniche antiche e nuove, per restituire, con la musicalità del dialogo tra chicco di grano e bambino, la metafora della vita.