2026 un percorso tra mostre, incisione e ricerca sulla materia. Il lavoro indaga memoria, trasformazione e resilienza
Mostre, ricerca e trasformazione della materia
Il 2026 si apre come un anno di continuità e, allo stesso tempo, di profonda trasformazione. Un percorso che unisce esposizioni, ricerca tecnica e una riflessione sempre più intensa sul tempo, sulla memoria e sulla capacità della materia di reagire, mutare e generare una nuova espressione comunicativa del tutto inaspettata.
Fino a febbraio è visitabile la mostra dedicata al presepe, un lavoro che prosegue la mia indagine sul simbolo, sulla tradizione e sulla stratificazione del significato. Un tema apparentemente stabile, che in realtà cambia sguardo a seconda di chi osserva e del tempo in cui viene attraversato.
Nel mese di febbraio partecipo a una mostra collettiva di incisione alla galleria Arti<>sta di Monza, insieme ad altri tre artisti. Un’occasione di confronto su una tecnica che sento profondamente mia, in quanto sa tenere insieme tutto ciò che amo dell’arte: la forza del gesto, la memoria del segno e la pazienza dell'attesa. È una tecnica che non corre, ma ti invita a sostare, a guardare meglio, a scoprire nuove possibilità espressive in ogni solco. E poi in ogni lastra cerco quell'inciampo che sa dare nuova vitalità al segno.
L'incisione è un'estensione del mio pensiero che si fa solco, dove il tempo dell'attesa è prezioso quanto l'azione stessa, rendendo ogni stampa un nuovo "confronto" con l'imprevedibile.
A Milano, prendo parte a una collettiva, “Cinque cerchi per una riflessione attraverso l’arte sulle Olimpiadi”, Dal 04-28 Febbraio 2026 all’Atelier della fotografia e le sue vetrine, Passante Ferroviario di Porta Venezia, Milano.
Esporre in un luogo di passaggio, attraversato quotidianamente da migliaia di persone, mette l’opera in dialogo diretto con il movimento, con il flusso e con il tempo reale della città.
Cinque cerchi per una RIFLESSIONE attraverso l’arte sulle Olimpiadi 04-28 Febbraio 2026
Il 2026 sarà segnato dalla mostra personale di maggio a Pavia, presenterò una mostra che nasce dalla disavventura dell’allagamento del mio studio, un evento imprevisto e tragico: un gesto di coraggio. L’acqua ha danneggiato gravemente materiali e opere, costringendomi a buttare via moltissimi lavori. Altri, pur rovinati, li ho messi ad asciugare.
I lavori colpiti dall’acqua hanno subito trasformazioni estetiche inattese. Quelle alterazioni non sono più un limite. Le opere ora “parlano” diversamente, raccontano altro e diventano parte essenziale di un racconto. Una mostra come gesto di resilienza che ha richiesto un grande coraggio.
Prende avvio uno studio sugli effetti dell’acqua, che interessa opere in ebru, la presenza delle muffe, raccolte tramite tamponi, coltivate, osservate, fotografate e analizzate come elementi visivi e concettuali. Il lavoro si sviluppa attraverso stampe fotografiche ma anche tramite la tecnica della gum print per, ampliare le possibilità narrative dell’immagine.
Parallelamente, è in fase di conclusione una nuova mostra personale dedicata ai gessi, con lavori che nascono dal desiderio di comprendere e rendere visibile ciò che normalmente non vediamo: lo spazio vuoto. Un vuoto che diventa forma, memoria e comunicazione, capace di raccontare l’assenza tanto quanto la presenza.
Il 2026 si configura così come un anno di attraversamento: tra perdita e rinascita, tra controllo e trasformazione, tra progetto e accadimento. Un percorso in cui la materia, ancora, diventa interlocutrice attiva del mio lavoro.